|
E’ un problema serio ed “antico” quello dei
rifiuti all’interno dell’area protetta del Parco Regionale
“Roccamonfina-Foce del Garigliano”. Non si tratta dell’ennesima “emergenza
rifiuti” legata alle discariche campane, bensì di rifiuti che vengono
depositati da residenti e forestieri lungo le strade, nelle campagne, lungo
gli antichi sentieri e luoghi poco visibili e poco frequentati. In questi
siti ci si può trovare di tutto: frigoriferi, oggetti di vario tipo,
lattine, buste e contenitori di plastica, vetro ecc. Insomma in tutta l’area
del Parco (in ogni singolo comune membro) si trovano delle vere e proprie
discariche a cielo aperto. Sulla questione sono intervenute in questi giorni
le associazioni ambientaliste, con in testa la Legambiente, le quali hanno
elaborato un “inventario” dei “siti inquinati” presenti nel Parco inviandolo
tramite una missiva accorata al presidente del Parco Raffaele Aveta perché
adotti nel più breve tempo possibile delle azioni amministrative e politiche
per contrastare il “fenomeno”. Infatti, stando ai dati degli ultimi 5-10
anni, si può parlare senza ombra di dubbio, di un vero “fenomeno negativo”
che vede sempre più persone abbandonare i propri rifiuti “all’aperto”. Ma
questo è un problema legato solo allo stallo delle discariche? Evidentemente
no, perché esso manifesta la mancanza di una “sensibilità” ambientale da
parte dei cittadini e dei visitatori. Ecco perché le associazioni
ambientaliste auspicano che oltre alla bonifica dei siti inquinati si
proceda ad una vera sensibilizzazione civica delle persone in merito ai
problemi inerenti l’ambiente e la sua salvaguardia. Dalla sede di via
Castelluccio, fanno sapere che presto l’argomento sarà affrontato
adeguatamente nel tentativo di individuare delle soluzioni efficaci. Non si
esclude che l’Ente Parco possa decidere delle “azioni mirate” per poter
bonificare i siti inquinati. In verità gli ambientalisti chiedono soltanto
di far rispettare fattivamente il regolamento di Tutela e Salvaguardia sino
ad oggi non applicato.
Mario
Vincenzo
Articolo pubblicato su “Il Giornale di
Caserta” il 20/09/2006 |