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Molti cittadini roccani nei mesi scorsi si
sono “affannati” nel presentare tempestivamente delle richieste di rimborso
nei confronti delle società Enel, per il famoso “black out” che di recente
lasciò al buio l’Italia, e le Telecom Italia, per aver rincarato
eccessivamente le bollette telefoniche tra il 2003 ed il 2005, e per il
cosiddetto “diritto di signoraggio” (solo 87 euro) per il quale la Banca
D’Italia era stata condannata al risarcimento grazie alla sentenza n.3712/2004,
confermata dalla sentenza n.2978/2005, emessa dal Giudice di Pace di Lecce,
il dott. Cosimo Rochira. Ebbene di recente alcune sentenze giudiziarie hanno
rimesso in discussione tali rimborsi ma soprattutto giungono sempre più
numerose le segnalazioni di “meccanismi amministrativi” davvero poco chiari
per la presentazione della domande di rimborso, tanto che anche alcune
associazioni di categoria e sindacati come la CIGL mettono in guardia gli
utenti. Sul diritto di signoraggio ad esempio è molto probabile che la Banca
d’Italia non verserà nemmeno un centesimo se il ricorso presentato dalla
stessa dovesse essere accettato, con il rischio da parte dell’utente di
vedersi costretto a pagare anche le spese giudiziarie. Una prima evidente
anomalia in merito consiste nel fatto che i cittadini roccani per poter
inoltrare le richieste di rimborso verso i suddetti enti si sono rivolti ad
avvocati che operano per conto di varie società private, senza presentare
una eventuale autocertificazione, come previsto dalla normativa in vigore o
al massimo chiedere assistenza ai CAF, i Centri di Assistenza Fiscale. Ma
che fine fanno i dati raccolti da queste società private? L’elemento più
“oscuro” riguarda proprio l’imponente documentazione richiesta dai legali
interpellati dai cittadini roccani per poter inoltrare le pratiche. Oltre
2500 cittadini roccani hanno letteralmente preso d’assalto l’Ufficio
Anagrafe Comunale, mandandolo in tilt (e per questo motivo non si escludono
provvedimenti da parte dell’Ente Comune di Roccamonfina), per assicurarsi i
vari documenti richiesti. In molti sospettano che dietro la massiccia
richiesta di dati vi siano altri “scopi” e possibili violazioni della legge
675/96 sulla privacy. Sembra infatti “strano” che al di fuori dell’autorità
pubblica, dunque degli Uffici Anagrafe dei comuni, si possano costituire
delle “banche dati” molto ampie ed utilizzabili ad esempio da parte di
aziende private per pubblicizzare il loro prodotti o servizi. Ma il sospetto
più grave è che i dati raccolti possano essere utilizzati per delle truffe a
danno dei cittadini. C’è infatti chi parla delle richieste di rimborso,
inoltrate presso quei legali che operano per conto terzi, come di vere e
proprie “deleghe in bianco” che mettono a rischio gli stessi beni dei
cittadini-contribuenti. Insomma gli utenti roccani sono invitati a tenere
gli occhi aperti su possibili contenziosi giudiziari molto “esosi” ed anche
su un possibile utilizzo distorto e criminoso dei propri dati personali e
della propria famiglia.
Mario Vincenzo
Articolo pubblicato su “Il
Giornale di Caserta” il 05/03/2006 |